Il vero perdono è al di là del giudizio

 

Il tema del perdono è stato discusso ampiamente nella storia dell’umanità, ma quasi sempre sotto la lente deformante del giudizio morale, ovvero se perdonare sia il comportamento corretto e giusto da mettere in campo quando subiamo un torto. La partita non è questa: l’autentico perdono è la capacità di andare oltre l’offesa e quindi il desiderio (cosciente o meno) di vendicarsi sui responsabili. Un fatto che paradossalmente ci lega ancor di più a questa o a queste persone. Dunque, quando perdonare e quando no? Entriamo nei dettagli.

Distinguiamo subito fra il perdono di gesti davvero gravi e quello di atti più legati alla quotidianità dei rapporti interpersonali. Molte persone nel corso dell’esistenza vivono situazioni nelle quali si sentono incastrate fra l’affetto che dice “perdona” e il peso dell’offesa che lo impedisce. Situazione dalla quale, senza un cambio di approccio, non si esce. Non si tratta di un problema morale, ma di un inghippo squisitamente “tecnico”.

Se comporta sacrificio non è sano

Il perdono come viene spesso inteso somiglia a questo: fingere con se stessi che non sia successo niente. Ciò comporta un’abnorme capacità di sacrificio e sopportazione, un incremento della rabbia repressa, un rafforzarsi di una falsa immagine di se, quella della brava persona che sa perdonare tutto e tutti. Una finzione che ci fa recitare il ruolo di “anime belle” e che talvolta diventa per paradosso un’arma di ricatto, come a dire: “ora sei in debito, visto quello che ti ho perdonato…” Il perdono autentico non prevede scambi: è gratis.

Al bando l’orgoglio...

Una buona domanda da farsi in casi come questi è la seguente: “Perché mi importa così tanto di quello sgarbo?” Perché si fissa come un chiodo nel cervello?” E ancora: “Se fossi felice e libero, me la prenderei così tanto?” L’orgoglio ferito nasconde due problemi:

1) Non siamo centrati su noi stessi

2) Non riusciamo a vedere davvero l’altro se non per quello che può darci o toglierci. Una visione ristretta sicuramente da ampliare.

...E largo all’umanità e alla spontaneità

Il verdo perdono deve accadere senza sforzo. Senza sforzo, senza parlarne troppo, senza farlo pesare. Se comprendiamo che il torto subito è solo espressione di un limite dell’altro, e che non poteva fare diversamente per come era in quel momento, allora vedremo il processo nella sua globalità e l’altro nella sua umanità e nella sua fragilità e il perdono si produrrà da sé. Così, davanti al dubbio amletico “ perdono o non perdono”, facciamo altro, viviamo, stiamo “su noi stressi”. Non dovremo neanche più perdonare perché non ci sentiemo offesi dai limiti altrui. Anzi: li aiuteremo a superarli!

 

fonte www.riza.it link

LA CREAZIONE DELLA REALTÀ

E LA TRAPPOLA PLANETARIA

 

Il globo terrestre è allo stesso tempo un pianeta-scuola e una trappola per le anime.

È un pianeta-scuola in quanto tutte le anime non sono altro che frammenti di

Dio che si incarnano qui per sperimentare l’autocoscienza – la sensazione di esserci – e sviluppare qualità sempre nuove. Detto in altre parole, l’anima usa il corpo materiale – una macchina biologica – per attirare intorno a sé persone e circostanze che le permettono di sviluppare sempre più amore, sempre più unità, fino a quando un giorno l’individuo non si percepirà finalmente ‘Uno con tutte le cose’.

 

Ma questo pianeta è anche una trappola, in quanto ognuno di noi, una volta incarnato sul piano materiale, smette di essere l’Uno onnicomprensivo e si

identifica totalmente con una particolare macchina biologica, dimentica il suo

scopo evolutivo e, soprattutto, comincia a credere che esista un mondo ‘là fuori’ sul quale non ha alcun controllo e del quale è succube.

 

Credere che il mondo sia qualcosa di separato da noi e non esclusivamente una nostra proiezione, è la causa prima di tutte le paure che ci affliggono. Le nostre paure originano infatti dalla superstiziosa credenza che possa esistere un

mondo esterno alla nostra coscienza, separato da noi, il quale può agire su di

noi indipendentemente dal nostro volere. Questo criterio totalmente fasullo di rapportarsi alla realtà è stato inventato, divulgato e viene tutt’ora alimentato da talune «forze» che governano il mondo nell’ombra. Ma essi stessi sono prigionieri della loro trappola.

 

Ognuno di noi crea, spesso inconsciamente, le situazioni e le persone che gli sono più utili per compiere il passo successivo sul suo cammino evolutivo. Le persone e le cose non sono fuori di noi, bensì DENTRO di noi. L’anima – la coscienza – letteralmente materializza nel cosiddetto ‘mondo esterno’ solo ciò di cui ha bisogno. Nella misura in cui noi siamo identificati – addormentati – nel corpo, non siamo coscienti di stare creando il mondo e quindi subiamo le decisioni della nostra stessa anima come se non fossero nostre. Solo l’incapacità di udire la voce della nostra vera essenza ci fa apparire improvvisi e inaspettati gli eventi della vita. Mentre nella misura in cui sentiamo di essere anima, diveniamo anche coscienti di stare materializzando tutto ciò che ci accade momento dopo momento. La conseguenza di questo nuovo atteggiamento è che svanisce ogni paura e diveniamo finalmente liberi.

 

L’élite che governa il mondo al soldo di certe «forze» è costituita da individui estremamente intelligenti e raffinati conoscitori della psiche umana. Essi sanno bene che alimentando fra la popolazione la stupida superstizione che esista un mondo esterno alla coscienza capace di influenzare l’essere umano,

quest’ultimo rimarrà per sempre uno schiavo pieno di paura. Infatti non è un

caso che la scienza, l’educazione, la politica, l’economia... siano tutte basate su questo paradigma conoscitivo: io e il mondo siamo due cose separate. Così il Mondo diventa un idolo da adorare e temere. Questo è il paradigma della

paura, della povertà, dell’insicurezza. Questo è il peccato dei peccati che ha costretto l’uomo ad abbandonare il Paradiso Terrestre. Crediamo che nel mondo possano nascondersi sorprese e pericoli inaspettati, quando invece nel mondo incontriamo sempre e solo noi stessi. Tutto appare inaspettato agli occhi di chi non si conosce.

 

Nani psicologici prigionieri della loro atterrita natura animale. Ecco in cosa si sono trasformati gli esseri umani. Come insetti strisciano sulla superficie del globo attendendo il momento in cui un piede li schiaccerà mettendo fine alle loro sofferenze. Quanto in basso siamo scesi noi guerrieri divini e immortali?!

 

Facciamo un esempio. Un giorno dall’ufficio del personale della nostra azienda ci comunicano che siamo stati licenziati. Cosa proviamo? Ognuno di noi reagisce con una manifestazione emotiva differente. Ognuno di noi reagisce secondo ciò che è. Qualcuno diventa aggressivo, un altro comincia a piangere, un altro è contento perché non vedeva l’ora di andarsene, un altro si sente perduto e tenta il suicidio... e così via. Un atteggiamento unico però li accomuna: tutti credono che un’entità temibile e onnipotente conosciuta come

‘il Mondo’ si sia abbattuta su di loro dall’esterno. Chi di loro avrà invece il

coraggio di pensare: “IO mi sono licenziato. Ho usato il mondo per licenziarmi. Affinché emergessero proprio le emozioni che mi stanno attraversando in questo momento!”. Vi ho appena dato una chiave magica, usatela in ogni circostanza e presto aprirete la Porta, non serve altro.

 

Sono le nostre emozioni a plasmare il mondo, e non viceversa. La realtà è fatta di luce, lo hanno scoperto anche in fisica, e questa luce è facilmente

malleabile da parte della nostra coscienza, proprio perché è DENTRO la nostra

coscienza. Siamo guerrieri, Portatori della Fiamma, signori incontrastati della nostra realtà... e invece deleghiamo al mondo esterno il potere di decidere quando ci è concesso essere felici e quando no. Abbiamo eletto il mondo esterno a nostro Dio, lo adoriamo, lo temiamo e ci prostriamo ai suoi piedi, infognati nella superstizione e ormai privi di ogni dignità dell’Essere. Credere alla materia è solo superstizione, perché il mondo è costituito unicamente di immagini. Le persone non esistono di per se stesse: i figli, i colleghi di lavoro, i partner... sono solo immagini che ci rimandano parti di noi che non vogliamo conoscere, non vogliamo affrontare, non vogliamo superare.

 

Lamentarsi, accusare gli altri, gli eventi, del nostro star male, è come accusare la nostra immagine allo specchio... e arrabbiarsi con lei... e aver paura di lei. Abbiamo il terrore di venire licenziati, di restare senza denaro, di subire un’aggressione per strada, di venire derubati, di ammalarci, di essere abbandonati dal partner... Siamo ipnotizzati da un fantomatico ‘mondo di

fuori’. Crediamo che le disgrazie possano colpire ‘a caso’... non riusciamo a concepire un’Intelligenza Nascosta – la nostra – che crea gli eventi intorno a noi secondo le nostre necessità evolutive... e allora ci preoccupiamo di cosa potrebbe riservarci il Mondo, quasi fosse una creatura divina onnipotente. La nostra idolatria e la nostra superstizione vengono abilmente usate da chi governa il pianeta per tenerci in uno stato di apprensione: crisi economica, immigrazione, terrorismo, pandemia, pedofilia... Ma il mondo non possiede un’esistenza autonoma, è solo uno stupido schermo privo di vita sul quale ognuno di noi proietta immagini di se stesso. IN NOI è la vita, e NOI siamo i registi del film.

 

Questo è un Appello. Per gli anni che verranno servono guerrieri impavidi, uomini e donne, Portatori della Fiamma. La tromba del Giudizio è già squillata: uscite allo scoperto e radunatevi. Non sentite ardere la Fiamma nel petto

mentre leggete queste parole? Il Guerriero dello Spirito incarna il vero p o t e

r e perché sa che il mondo non può fargli nulla di male, il guerriero sa che vivrà solo le crisi e le sfide che gli serviranno... che lui stesso andrà creando per autoiniziarsi. Pertanto non ha più paura del mondo, e un essere senza paura sfugge a ogni gabbia psicologica... diventa imprevedibile... pericoloso.

 

 

 

 

IL MONACO GUERRIERO

 

di Salvatore Brizzi Torino, 05/08/2009 http://www.primoraggio.it/

http://www.antipodiedizioni.com/

 

 

 

Avevo guardato sempre nella testa degli altri ora la mia anima mi stava dicendo che e' giunto il momento di guardarmi dentro, nella mia

 

Ma quale esterno, come e' possibile dare cosi forza e potenza a coloro che ci circondano. Siamo noi i veri artefici del nostro destino, essendo registi e spettatori allo stesso tempo. Avevo capito o meglio ho capito che se una persona di giudica, ti da un pugno, di vengono adosso con la macchina, ti entrano i ladri in casa, non sono gli altri ad avere il problema, ma noi.

 

Qui devo dire che l'esoterismo, l'alchimia, la PNL, la metafisica quantistica, gli studi di Salvatore Brizzi, Fabio Marchesi, il Mito ma soprattutto Malanga con le sue ricerche mi avevano fatto capire che e' dentro di noi che possiamo trovare le nostre risposte , cambiare la realta' esterna come la vogliamo. Trasformare il piombo o il rame in oro inteso interiore, essere consapevole che i dolori mentali ed emozionali che la nostra macchina biologica provoca,sono delle vere e proprie manne cadute dal cielo che ci possono permettere di modificare gli eventi e le persone all'esterno, vivendo nel presente nel qui ed ora, oltre le lamentele ,gli attaccamenti e i giudizi.

 

Ecco perche' dai prossimi giorni questo sito trattera' la cultura del bello e dello stile, parleremo di esoterismo, alchimia , design, arte, musica ,cinema, cultura,viaggi, libri archetipi e simboli ,magia il tutto basato sull'entusiasmo e sull'immaginazione.


Quale e' la forma magica piu' potente presente in natura? La paura, ascoltatela,fateci l'amore e percepite cio' che vi dice di essere....

 

Gabriele