La pratica della presenza mentale insegnata dal maestro di meditazione dhyana (chan in cinese, thien in vietnamita e zen in giapponese) Thich Nhat Hanh sottolinea il ritorno al respiro consapevole, in ogni istante della propria vita, per potersi fermare (samatha) e guardare in profondità (vipasyana). La meditazione seduta, ma anche la meditazione camminata, la meditazione del lavoro, la meditazione del pasto, la consapevolezza nel mettersi in comunicazione con gli altri, sono alcuni dei mezzi abili per poter assumere uno stile di vita “meditativo”. Thich Nhat Hanh esorta inoltre a essere totalmente attenti e consapevoli in tutti i momenti della giornata – sia quando si lavora che quando si cucina, si lavano i piatti o si va in bagno – e a fare attenzione ai piccoli richiami che ci aiutano a far tornare al “qui e ora” la mente sempre distratta.. FONTE VISIONE ALCHEMICA LINK


L'uomo risvegliato è un uomo normale di Salvatore Brizzi

 

Nel dizionario tecnico-etimologico-filologico di Marco Aurelio Marchi, tomo I (anno di pubblicazione 1828) alla voce Crisopea è riportato: “Arte rovinosa e mendace con cui si ebbe la vana lusinga di convertire tutti i metalli in oro, più comunemente chiamata Alchimia”.

 

 

Crisopea letteralmente significa “fabbricare l’oro” e di norma è un termine utilizzato come sinonimo di Pietra Filosofale o addirittura dello stesso nome Alchimia, anche se impropriamente.

 

Che sia fatto a bell’apposta o meno, non lo so, fatto sta che sembra proprio una materia riservata a pochi, pochissimi intellettuali iniziati alle cose occulte, capaci di comprendere termini astrusi e di svolgere esercizi extra-ordinari. Invece non è così, o almeno, non lo è per voi, se state leggendo un articolo che inizia con una citazione del genere e siete già arrivati al terzo paragrafo senza ancora perdere sangue dal naso....link


Conosci te stesso fonte Visione Alchemica link

 

Oggi voglio parlarvi di un viaggio. Questo viaggio è volto alla scoperta di Sè. Già nell’antichità si hanno notizie della frase che ho voluto utilizzare come titolo per questo mio nuovo articolo: CONOSCI TE STESSO. In particolare l’iscrizione NOSCE TE IPSUM la si ritrova iscritta sul tempio dell’Oracolo di Delfi.

 

Se chiediamo a qualcuno se conosce bene se stesso, magari ci risponderà di sì. Quanto di vero ci sarà in quest’affermazione è tutt’altro affare. Nessuno, o pochissimi, conoscono realmente se stessi. Per conoscersi bene, ci si dovrebbe trovare di fronte a determinate situazioni anche potenzialmente rischiose per la propria incolumità psicofisica. E nonostante ciò, si potrebbe conoscere una percentuale più elevata delle proprie potenzialità, mai tutte per intero.

 

Per conoscere se stessi occorre VIVERSI ED ACCETTARSI SENZA GIUDICARSI. Troppi di noi sono impegnati a dar credito ai giudizi che, pur non essendo stati richiesti da nessuno, ci elargiscono gratuitamente e, spesso, ignorantemente, genitori, insegnanti, preparatori atletici, preti e chi più ne ha, più ne metta.

 

La nostra è una società basata sul giudizio. Da ciò nasce come conseguenza naturale il conoscersi tramite l’altrui parere o giudizio che dir si voglia. Chiediamo consigli per come ci sta un abito, per la palestra che vogliamo frequentare, per sapere che tipo è il ragazzo/a che vorremmo conoscere e praticare etc. Non sappiamo che, così facendo, deleghiamo agli altri il potere su di noi e, al contempo, ci perdiamo l’opportunità di decidere da noi e, attraverso l’esperienza che ne conseguirebbe, di conoscerci COSI’ COME SIAMO.

 

Il processo di autoconoscenza è, sicuramente, un processo lungo che richiede un attento lavoro su di Sè. Altra fase che porterà alla migliore conoscenza di Sè è costituita dall’ELIMINAZIONE DEL GIUDIZIO VERSO SE STESSI COSI’ COME VERSO GLI ALTRI.

 

Per conoscerci, insomma, dobbiamo eliminare tutti i filtri derivanti dai giudizi ricevuti nel corso della nostra crescita dalle persone che, paradossalmente, avrebbero dovuto aiutarci, attraverso il processo educativo, a sviluppare appieno le nostre potenzialità.

 

Nonostante il processo educativo, o di addomesticamento come dice Don Miguel Ruiz, siamo liberi di cambiare. Il problema è ricordarsi di essere nati liberi. Noi siamo come i canarini cresciuti in cattività, ci adattiamo ad una situazione di prigionia senza mai pensare di liberarci. Non sappiamo cosa sia la libertà perchè nessuno ce lo ha mai insegnato.

 

Siamo cresciuti inquadrati nella massa, privati delle nostre aspirazioni, uniformati al branco di pecore servili ed automatizzate al solo scopo di accrescere il potere di pochi individui in grado di sfruttare le nostre capacità a loro esclusivo vantaggio.

 

Chi ci ha educato, ci ha trasmesso le sue conoscenze senza curarsi di aiutarci a sviluppare le nostre capacità di autoconoscenza. In pratica, non ci hanno insegnato la via per conoscere noi stessi. Ovviamente, spesso nemmeno chi ci ha educato sapeva dell’esistenza delle potenzialità nascoste in ogni essere umano. Nemmeno i cosiddetti “maestri” conoscono realmente Sè stessi.

 

Siamo come animali rinchiusi in una gabbia senza sbarre. Conosciamo solo questa realtà, l’abbiamo appresa attraverso il processo educativo e la maggior parte di noi se la farà bastare per il resto della sua vita, rimanendo in questa prigione virtuale.

 

Per uscire dai limiti imposti occorre accorgersene, autosservandosi. Bisogna capire di essere ingabbiati in un programma, proprio come nel film MATRIX. Quando si scopre di essere prigionieri di un programma, occorre la VOLONTA’ di uscirne allo scopo di liberarsi da questa gabbia invisibile eppure all’apparenza invalicabile.

 

Conoscere se stessi significa andare oltre le apparenze, entrando nel regno buio dell’inesplorato. Questo è l’Inferno descritto in maniera allegorica da Dante Alighieri ne La Divina Commedia. Molti si fermeranno non appena la luce calerà e cominceranno a sentire le prime voci della notte. Solo chi avrà la VOLONTA’ di proseguire oltre le illusioni scoprirà finalmente chi si celava dietro un’educazione ed una serie di giudizi raccolti nel corso della sua Vita.

Vincenzo Bilotta


Silenzio interiore fonte Visione alchemica

 

La mente – uno strumento molto potente, così potente da richiedere attenzione e consapevolezza nel suo utilizzo. Perché così come può essere usato per creare capolavori di bellezza ed armonia, esso può essere usato per creare mostri di disarmonia e sofferenza.

 

Esistono esseri umani su questa Terra meravigliosa il cui stato naturale della mente è il Silenzio.

Un immenso spazio in cui percepiscono e celebrano in pace e gioia ogni cosa che è, che permette loro di pensare lucidamente, vedere con chiarezza, ascoltare con attenzione e quindi realizzare creazioni mirabili di bellezza ed armonia vibrante. Ciò accade perchè hanno sconfitto qualcosa dentro di loro che non permetteva loro di essere ciò che sono realmente.

 

Gli antichi sciamani lo chiamavano

Silenzio Interiore

perchè è uno stato in cui la percezione

non dipende dai sensi,

ma da un’altra facoltà dell’essere umano,

la facoltà che lo rende un essere magico

che è stata depotenziata

non dall’essere umano stesso,

ma da qualche influenza estranea.

Carlos Castaneda

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